Beach House - 7

(recensione): 7 – Beach House (Bella Union, 2018)

Settimo album in studio per il duo di Baltimora, i Beach House, formato dalla lead singer Victoria Legrand e Alex Scully, alle tastiere.

7, questo il titolo, è arrivato in questi giorni e segue i tre precedenti lavori, risalenti rispettivamente al 2017 e al 2015, una raccolta di inediti e b-sides e Thank Your Lucky Stars e Depression Cherry, composti, registrati e pubblicati nello spazio di qualche mese, a testimonianza del periodo di grande creatività che la band sta attraversando. La feconda fase creativa pare proseguire, e il nuovo disco ne è una ennesima conferma.

I Beach House, duo dream pop in attività dal 2004, si muovono da sempre fra sonorità rarefatte e sognananti. 7 riprende, rielabora e amplifica le medesime nuances, alle quali si aggiungono, in questa circonstanza, venature eteree e misteriose, amplificate dai testi, estremamente personali, scritti da Victoria Legrand. Ne risulta un album bello ed enigmatico, che immerge l’ascoltatore in un’atmosfera magica dalla quale ci si allontana a malincuore.

Primo singolo estratto dall’album, Lemon Glow, è anche un video caleidoscopico giocato su una grafica in bianco e nero che si sposa alla perfezione con un pezzo dalle tonalità psichedeliche.

See this state I’m/ Is crawling in my skin/ Fevers took me back/ And turned me inside out, canta Victoria, in una canzone dedicata all’amore avvolgente e travolgente, giustamente resa pubblica il giorno di San Valentino.

A Lemon Glow ha fatto seguito un secondo estratto, Dive, pubblicato a inizio marzo e supportato da un video diretto da San Charoenchai, improntato alla medesima grafica optical.

Il brano, dal ritmo serrato è scandito da una batteria martellante, cui si aggiungono voce, organo e riff di chitarra a creare un’atmosfera sognante e malinconica che sottolinea un testo che si gioca sull’attesa: Tell her something/Tell her nothing/ Tell her you are waiting, sono le parole che introducono il brano, sospeso fra speranza e aspettativa.

Terzo singolo e terzo video, sempre giocato sui toni del bianco e nero, Dark Spring, traccia che apre 7, è una lunga cavalcata in un universo sognante in cui luci e ombre paiono inseguirsi, scandite dal dialogo incessante fra la voce di Victoria, le tastiere e i sintetizzatori.

Fra le tracce più belle, L’inconnue, è dominata dalla voce di Victoria, amplificata e moltiplicata all’infinito, in una sorta di nuvola sonora sottolineata da un tappeto di tastiere. Ma, in realtà, le undici tracce che compongono l’album, per il quale Alex e Victoria si sono avvalsi della decisiva collaborazione di Sonic Boom aka Peter Kember, produttore e multistrumentista, già membro degli Spacemen 3 che ha lavorato, fra gli altri con gli MGMT e del batterista James Barone, costituiscono un insieme solido e coerente che conferma la vitalità della band. In un testo scritto per presentare l’album i Beach House hanno confermato la libertà creativa che li ha accompagnati in tutta la fase di realizzazione di 7 e l’esito è un disco dal valore innegabile.

8,5/10

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