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(live report): Iceage @Le Petit Bain (Paris, 7 maggio 2018)

Sono degli habitués del Petit Bain, i danesi Iceage, che già ci avevano fatto tappa durante la precedente tournée. A pochissimi giorni di distanza dalla pubblicazione del nuovo – bellissimo – album Beyondless (del quale vi abbiamo parlato poco tempo fa), abbiamo avuto quindi l’occasione di ascoltare dal vivo molti dei nuovi brani, nel corso di un concerto affollatissimo, lo scorso 7 maggio, proprio in questa location.

Il Petit Bain è una sala a vocazione decisamente punk e postpunk. Ricavata dalla cabina di un batello ancorato sulle rive della Senna, si trova nel 13° arrondissement, poco distante dalla Biblioteca Nazionale François Mitterand ed è circondata da una miriade di altre sale pensate con la medesima filosofia, fra tutte, il Batofar.

Sala dunque ideale per i concerti primaverili ed estivi, che consentono di godere al meglio della terrazza sopraelevata.

Il concerto degli Iceage, gruppo amato tanto dalla critica quanto dal pubblico, era senza dubbio attesissimo. Veniamo quindi alla cronaca della serata.

Una fila corposa si attarda già poco dopo le 19 sulla banchina antistante il battello e il bar adiacente. Pubblico anonimo, ma anche VIP: Jehnny Beth, delle Savages, con una nuova capigliatura biondo platino, spicca fra la folla, lasciandoci sperare (perchè no?) in una possibile collaborazione fra le band.

Sono le 8.40 quando il gruppo a cui è affidata la première partie, ovvero i danesi Pardans, fa il suo ingresso in scena.

Le Petit Bain, 7 mai 2018

Gruppo dalle sonorità e dagli atteggiamenti decisamente punk e dal look che ricorda in modo inequivocabile i Joy Division, offrono al pubblico una setlist serratissima e apprezzatissima. I presenti non lesinano sin dai primissimi brani dei pogo scatenati e  certamente non frequenti nel caso di una support band.

Presentano delle tracce estratte dall’album Heaven, Treason, Women pubblicato nel 2016 fra cui brilla una notevole Moonlit Bags of Meat. Una band decisamente interessante di cui non mancheremo di darvi notizia.

Verso le 9.40 è il turno degli Iceage. Al quartetto canonico si aggungono il violino e il saxofono suonati da due componenti dei Pardans, conferendo delle venature interessanti e insolite ai brani proposti.

Due brani estratti da Beyondless aprono con sicurezza il concerto: Hurrah e Pain Killer, suonata (purtroppo) senza Sky Ferreira che assicura il back vocal su disco.


Il lead singer Elias Bender Rønnenfelt non è particolarmente comunicativo e non scambia molte parole con il pubblico; si limita ad annunciare il titolo di qualche pezzo e a ringraziare i presenti ma mostra la propria vicinanza alla sala non risparmiandosi sui titoli in scaletta. Brani tratti dagli album più vecchi si alterano a canzoni nuove.

Cosi’, i più vecchi cavalli di battaglia, On My Fingers e Plowing into the Field of Love si alternano ai pezzi più recenti fra cui Under The Sun con il suo finale ipnotico che pare rubato a Nick Cave e ai Velvet Underground e in chiusura Catch It, che suggella alla perfezione un live entusiasmenate.

Gli Iceage sono indubbiamente una delle sorprese più gradite in questo 2018.

Coeurs & Choeurs - de l'actualité indierock - Mariangela Macocco Mostra tutti

For every evil under the sun, there is a remedy, or there is none, If there be one, try and find it, If there be none, never mind it.

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