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(recensione): Music For Installations – Brian Eno (Universal, 2018)

Music for Installations: è questo il titolo del prezioso cofanetto reso disponibile da Brian Eno lo scorso 4 maggio. 6 dischi raccolgono 24 brani di musica inedita, o diffusa solo in edizione limitata, e composta in occasione di installazioni create dallo stesso Eno o da altri artisti.

Progetto ambizioso. Non è facile fare astrazione e mettersi all’ascolto di musica composta in un simile contesto senza l’ausilio del corrispettivo supporto visivo. Ma Brian Eno non è nuovo a questo esercizio e da tempo ci invita pensare i suoni come immagini e viceversa, in una sinestesia permanente.

Musica minimalista, come di consueto.

Il primo disco copre uno spazio temporale che va dal 1985 al 2017. Risale infatti al 1985 il brano Five Light Paintings, composto in occasione di una installazione creata dallo stesso Eno per le gallerie Cavallino di Venezia, dal titolo Pictures of Venice.

Sono del 2017, invece, Kazakhstan e Flower Bells. Sonorità orientaleggianti avvolgono l’ascoltatore e lo trasportano in una dimensione di pace e meditazione. Campane, ruscelli d’acqua, gocce che cadendo segnano il ritmo, vibrazioni, echi e riverberi: ciascuna traccia, sebbene pensata in maniera del tutto indipendente rispetto alle altre, diventa il tassello di un grande mosaico.

Si passa dunque da 77 million paintings, traccia presente sul secondo disco, composta per una installazione realizzata per il La Forest Museum di Tokyo nel 2006 al terzo disco dedicato alla leggerezza. Due brani atmosferci composti per il museo statale di San Pietroburgo, a supporto di un’installazione dal titolo evocativo Lightness in the Marble Palace.

Il disco più interessante dei 6 proposti è indubbiamente il quinto. Tracce meno lunghe e dai ritmi variabili, si susseguono creando un insieme dalle sonorità complesse e ricercate.

Bellissima la sequenza New Moon, Vanadium e All The Stars Were Out, a mio avviso cuore pulsante dell’intero opus, grazie alla brillantezza e alla luminosità dei suoni, ai ritmi cangianti e alla purezza delle melodie.

Brian Eno ha presentato Music for Installation alla British Library di Londra nel corso di un seminario che ha avuto luogo nello scorso mese di marzo e del quale è disponibile una registrazione video. Documento estremamente interessante per tutti quanti siano interessati al processo creativo, in particolare nel contesto della composizione musicale, è anche una testimonianza preziosa che ci aiuta a meglio comprendere la filosofia che guida il lavoro di Eno.

Infinte combinazioni di note che si ripetono senza soluzione di continuità fino a creare brani dalla durata potenzialmente illimitata: Brian Eno, da sempre, è alla ricerca del metodo che consenta di comporre melodie differenti pur partendo da un nucleo costante che si irradi in un processo di autogenerazione. Un discorso assai profondo che parte dalla musica per divenire questione filosofica.

Il cofanetto Music for Installation, dalla confezione colorata e accompagnato da un booklet di finissima realizzazione è una piccola opera d’arte che conferma la creatività di un artista fra i più geniali degli ultimi 40 anni.
8,5/10

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For every evil under the sun, there is a remedy, or there is none, If there be one, try and find it, If there be none, never mind it.

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