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(live report): A Place to Bury Strangers @Le Trabendo (Paris, 26 aprile 2018)

APTBS @LeTrabendo

Il live al calor bianco degli A Place to Bury Strangers a Parigi

Siamo arrivati al Trabendo verso le 19.30, e come spesso accade per i concerti a Parigi, lo abbiamo trovato pressoché deserto. Certamente anche perchè la bella serata primaverile invitava ad attardarsi all’aperto, godendo degli ultimi raggi di sole sulla terrasse.

Sono da poco passate le otto, quindi, quando, davanti a un pubblico ancora un po’ distratto fanno il loro ingresso sul palco i Buck Gooter, duo punk metal che ha il compito di aprire lo show. Compito non facile, che la band, bizzarramente agghindata, con tanto di chitarrista col capo coperto da un camaglio medievale assolve con impegno e qualche sbavatura. L’energia profusa è tanta e lo sforzo ammirevole, ma nel complesso la loro performance lascia più di qualche dubbio.

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E’ quindi con un certo sollievo che, in una sala ormai riempitasi, dopo il consueto cambio di palco si presentano gli A Place to Bury Strangers. Gli americani sono reduci dalla pubblicazione di Pinned, loro ultimo lavoro in studio. Ci si aspetterebbe a ragione un concerto ricco di brani tratti proprio da questo disco e invece il set proposto è estremamente variato e attinge un po’ da tutta la loro produzione. Ma andiamo con ordine.

Band che si colloca all’intersezione fra noise, post-punk, gothic e shoegaze, gli APTBS, specialmente in concerto, non risparmiano potenza ed energia. La scena è a tratti completamente immersa nel buio e, di tanto in tanto, un fascio di luci stroboscobiche illumina i corpi e gli strumenti dei musicisti.

E’ We’ve Come So Far da Transfixation, pubblicato nel 2015, ad aprire le danze, e subito abbiamo la misura della serata che ci attende: un tripudio di noise , riverberi e batterie martellanti che travolge letteralmente la sala. Primo brano tratto da Pinned, Never Coming Back è il secondo titolo in scaletta, ma c’è spazio anche e soprattutto per i titoli da Worship, e da Exploding Head l’album del debutto, che con un totale di 8 brani sono davvero i pezzi forti della serata: fra tutti non possiamo non citare una epica e travolgente I Lived My Life to Stand in the Shadow of Your Heart in chiusura di serata.

Lia Braswell, nuova batterista della band coadiuva perfettamente i veterani Oliver Ackermann e Dion Lunadon assicurando i ritmi sostenutissimi della band, e offrendo un saggio della bella e sorprendentemente soave voce sulle note di Harp Song a guisa di preludio per Straight brano da Transfixation.

Sono solo 11 i brani in scaletta e la serata intensissima finisce forse un po’ troppo presto, e un po’ brutalmente, cosi’ come era inziata, con una sala completamente avvolta nel nero. Un secondo appuntamento con il trio era previsto per i festaioli, più tardi, al Supersonic per un dj set.

Coeurs & Choeurs - de l'actualité indierock - Mariangela Macocco Mostra tutti

For every evil under the sun, there is a remedy, or there is none, If there be one, try and find it, If there be none, never mind it.

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