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(recensione): Lavender – Half Waif (Cascine, 2018)

Il malinconico e struggente synth-pop di Half Waif

Half Waif è il nome del progetto solista dall’americana, originaria di Brooklyn, Nandi Rose Plunkett, già membro della band indie folk Pinegrove.

Lavender, che sarà pubblicato il prossimo 27 aprile con la casa discografica indipendente Cascine è la sua terza prova in studio. Dodici tracce dal sapore agrodolce, costruite attorno alle tematiche della malinconia, della solitudine e del ritorno alle origini, si dipanano per circa un’ora, dando vita a trame sonore che oscillano fra il synth-pop, l’art-pop e il folk.

Lavender Burning, traccia che apre l’album, ci offre in un certo senso già tutti gli elementi per orientarci nell’universo musicale di Nandi Rose. Un testo struggente sulla nostalgia per New York si intreccia a un tessuto musicale che si gioca nel contrasto fra elettronica e nuances più classiche. Ed è cosi’ che i sintetizzatori fanno da sfondo alla voce, che, mostra, pezzo dopo pezzo tutte le possibilità offerte da una incredibile estensione.

Fra le tracce più belle del disco Keep It Out: è anche uno dei primi singoli estratti. Il tema centrale del brano, ovvero le spesso problematiche relazioni interpersonali e la solitudine che ne deriva, sono al centro di un video, diffuso in febbraio, rappresentate magnificamente attraverso una danza teatrale.

La voce di Nandi gode di una pregevole estensione e ne abbiamo in questo caso un ottimo esempio, nelle parti in cui brilla in tutta la sua potenza, illuminata solo da un semplice riff di chitarra (suonata da Adan Carlo), ma anche e soprattutto quando viene potenziata dall’autotune e si aggiungono percussioni e sintetizzatori.

Accompagnata dal solo pianoforte, Back in Brooklyn, è un altro dei singoli estratti dall’album ed è una delle tracce più intimiste. In un breve pezzo scritto lo scorso 10 aprile per Talkhouse, al momento della pubblicazione del video che accompagna il brano, e che suona un poco come una confessione, Nandi ha raccontato l’amore tormentato che la lega alla sua città, una sorta di unrequited love, solo recentemente trasformatosi in un sentimento meno doloroso.

“We are old lovers, this city and I. And we always want what we can’t have”, dice Nandi con un certo candore e molta onestà.

Netto appare il contrasto con Torches, terzo ed ultimo singolo pubblicato, brano decisamente elettronico e sperimentale, fra sintetizzatori e autotune, in una continua ricerca di nuovi modi di lavorare sulla voce e sulla sua estensione.

Molti sono gli episodi notevoli del disco, fra essi Solid to Void, Parts e la bellissima Salt Candy, dedicata alla propria madre nel tentativo di ricucire un amore mai venuto meno, brano che debutta come semplice ballata al pianoforte ma che trova nel suo dispiegarsi nuovi ritmi e sonorità più synth.

Un album al tempo stesso classico e sperimentale, fra luci e ombre, decisamente riuscito e che si colloca senza dubbio fra i lavori migliori del 2018.

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8.4/10

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For every evil under the sun, there is a remedy, or there is none, If there be one, try and find it, If there be none, never mind it.

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