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(live report): J. Bernardt @Le Café de la danse (Paris, 20 aprile 2018)

J. Bernardt @Le Café de la Danse

Tournée serratissima per J. Bernardt, ovvero Jinte Deprez, voce e chitarra dei Balthazar. Risale alla scorsa estate la pubblicazione di Running Days, sua opera prima. Un album all’intersezione fra musica elettronica, dub, funk, atmosfere jazzate, hip hop e soul, di pregevole fattura che ha confermato tutte le qualità che avevamo già avuto modo di apprezzare nei Balthazar.

La data parigina al Cafè de la Danse, si inseriva nel contesto del Clap Your Hand Festival.

Complice la serata calda, quasi estiva, siamo arrivati alla sala pochissimi minuti prima dell’inizio della première partie, affidata alla giovane e frizzante Pi Ja Ma, in sostuzione di James Isaac, costretto ad annullare la sua esibizione alla vigilia. Il set offerto da Pi Ja Ma è simpatico e accattivamente. Sonorità pop anni 60 sostenute da una bella voce per dei brani gradevoli che si lasciano ascoltare con piacere, nonostante l’evidente leggerezza.

Arriviamo quindi senza troppo accorgercene alle 9. Una breve pausa per il consueto cambio di scena ed ecco fa il suo ingresso sul palco J. Bernardt. Mise total black, barba hiptser, Bernardt è accompagnato da un batterista e un tastierista.

Il primo impatto è un po’ difficile. La maggioranza del pubblico resta seduta sui gradini, ed è lo stesso Bernardt a chiedere ai presenti di avvicinarsi al palco: “Non è un concerto da seduti!”, ricorda alla sala. Occorrono tuttavia un paio di brani per sciogliere il ghiaccio.

Primo brano in scaletta il titolo che apre il disco, On Fire, cui segue Lapse of Reason, per la quale il belga imbraccia per la prima volta la chitarra.

Si muove molto e attraversa tutto il palco in lungo e in largo Bernardt, cercando di comunicare il più possibile con i presenti, sebbene, a tratti risulti un po’ troppo immerso nella sua bolla e dia un po’ troppo le spalle al pubblico.

Alcuni dei brani già molto belli su disco risultano fra i momenti migliori della serata. Fra tutti, Calm Down, dalle atmosfere synth pop, e la orientaleggiante The Question.

The Other Man, presentata in una versione “estesa” offre il pretesto a Bernardt per scendere dal palco e avventurarsi fra il pubblico fino a raggiungere i gradini. La sala è a questo punto quasi totalmente riempita e il ghiaccio iniziale pare spezzato.

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Una brevissima pausa e Bernardt ritorna in scena per un rappel sulle note di My Own Game che suggella la serata.

La musica proposta è estremamente interessante e ben eseguita: se una pecca possiamo trovare, mi pare che la freddezza e l’esecuzione eccessivamente glamour dei brani siano i punti deboli di questo artista altrimenti pregevole ma che in versione live non riesce a coinvolgere mai completamente.

Il tour proseguirà in terra francese fra qualche giorno a Lyon.

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For every evil under the sun, there is a remedy, or there is none, If there be one, try and find it, If there be none, never mind it.

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