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(recensione): The Lookout – Laura Veirs (Bella Union, 2018)

Il folk d’autore di Laura Veirs

 

E’ in attività da quasi 20 anni Laura Veirs, giunta al suo decimo album in studio. Cantautrice americana prolifica e sensibile, Laura puo’ essere inserita a buon titolo nel novero delle migliori voci e penne d’oltreoceano, e al suo curriculum di per sè già ricco non possiamo non aggiungere la prestigiosa collaborazione al bellissimo Carrie & Lowell, album pluricelebrato di Sufjan Stevens, suo amico di lunghissima data. The Lookout giunge quasi a cinque anni di distanza dal precedente lavoro, Warm and Weft, per il quale Laura aveva ottenuto, giustamente,  eccellenti giudizi da parte di pubblico e critica.

The Lookout, non è certo da meno. In una recente intervista concessa alla webzine The Bluegrass SituationLaura ha svelato un poco le tematiche e le situazioni che restano sullo sfondo dei dodici titoli che compongono l’album. Prima fra tutte il bisogno di protezione e il simmetrico bisogno di proteggere che abita ognuno di noi, di volta in volta in modo differente.

La prima traccia, dal titolo Margaret Sands, apre l’album malinconicamente con una ballata dedicata ad una amica tragicamente scomparsa.

La bella voce di Laura, accompagnata dalla sola chitarra acustica, come nella migliore tradizione del folk d’autore d’oltreoceano, ne fa menzione con dolcezza e poesia. “Now she’s married to the swell/ And she’s swaying in the shells” canta Veirs e ci accompagna cosi’ al pezzo successivo, Everybody Needs You, brano che fa riferimento alla recente maternità, e alle responsabilità ad essa legate. In questo caso una sezione ritmica più accentuata e strumenti elettronici si accompagnano alla parte cantata per un testo dall’arrangiamento meno folk e meno tradizionale.

L’amico Sufjan Stevens ricambia il favore ricevuto ai tempi di Carrie & Lowell e fa capolino nel corso del quinto titolo dell’album, Watch Fire, in cui è presente come controcanto alle strofe cantate da Laura, con il verso “I’ll keep the watch, I’ll keep the watch fire”.

Brani tradizionalmente folk e quasi interamente acustici si alternano a brani più veloci e meno classici, per quella che è una lunga cavalcata che si gioca in uno spazio intermedio fra pubblico e privato in cui temi personali e discorso politico si alternano senza soluzione di continuità.

Si passa cosi da Watch Fire  con i suoi riferimenti nemmeno troppo velati alla situazione politica americana post-elezione alla più intima The Lookout, dedicata al marito, il produttore Tucker Martine, al quale offre una dolcissima ballata declinata al pianoforte con aggiunta di archi nella quale Laura canta: What if I had never stumbled into you/
What if you had never stumbled into me/The world as we know it simply wouldn’t be/Simply wouldn’t be.

Fra gli episodi più riusciti dell’album The Meadow, brano etereo e sognante in cui brilla bellissima la voce di Laura e il pezzo che chiude l’album Zozobra che fa riferimento a una centenaria cerimonia tradizionale che ha luogo annualmente a Santa Fe nel corso della quale viene bruciato un pupazzo eretto a simbolo di quanto è negativo e ci tormenta: brano dall’andamento a tratti ossessivo ma che pare voler suggellare superstiziosamente il lavoro.

Un album che conferma tutte le qualità di Laura Veirs, la cui musica si mantiene costantemente ad altissimo livello qualitativo.

7,8/10

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For every evil under the sun, there is a remedy, or there is none, If there be one, try and find it, If there be none, never mind it.

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