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(recensione): ’57’ – Stella Diana (Vipchoyo Sound Factory, 2018)

Stella Diana - '57'

Nuovo e atteso album per gli Stella Diana, trio proveniente da Napoli, composto da Dario Torre (voce e chitarra), dal bassista Giacomo Salzano e dal batterista Giulio Grasso, insieme a Rev Rev Rev e Novanta, gruppo chiave dell’universo shoegaze italiano.

’57’, annunciato a inizio aprile, vedrà la luce il prossimo 25 maggio. Album atteso, dicevamo, dopo la pubblicazione di Nitocris,  che nel 2016 aveva rivelato le grandi potenzialità della band e li aveva resi noti a un più vasto pubblico, italiano e internazionale.

Dieci sono le tracce che compongono l’album e che ridefinscono ulteriormente il sound del gruppo, che si appropria degli elementi chiave dello shoegaze fino a renderli unici.

Cosa che accade già nel caso della prima traccia,  Lurine Rae, che mescola atmosfere sognanti e riverberi a un testo enigmatico, ispirato a un’eroina di Deus Irae, romanzo di Philip K. Dick dai toni apocalittici.

Toni apocalittici e testi assieme onirici ed enigmatici sono il fil rouge delle dieci tracce, sospese fra post-punk e shoegaze, ancora una volta miscelati alla perfezione. Ne è un esempio perfetto Naos, secondo  e bellissimo brano che si apre con potenti riff di chitarra e basso a cui si aggiungono voce e batteria a creare un trama sonora di sicuro impatto.

Mondi distopici, fantascienza, divinità dell’olimpo e egizie popolano le tracce di ’57’ : cosi non ci si deve nemmeno stupire che Iris, terzo brano dell’album, da cui sarà anche tratto un singolo e di cui è già disponibile un teaser, sia dedicato alla messaggera degli dei e dea dell’arcobaleno.

Shoegaze e new-wave convivono perfettamente nell’universo sonoro della band, ma sono rielaborati fino a sfumare e rendere solo allusioni quelli che sono i punti di riferimento, comunque sempre riconoscibili, del gruppo. The Cure, Lush, Bauhaus, Echo and the Bunnymen, sono tutti presenti sullo sfondo, senza che nessuno diventi preponderante rispetto al sound unico e originale degli Stella Diana.

Fra le tracce più interessanti Do Androids,  brano che si avvale della collaborazione di Sebastian Lugli, dei Rev Rev Rev, la cui chitarra inconfondibile si aggiunge a quella di Dario Torre, aggiungendo ulteriore potenza e spessore al brano.

Destinata a divenire un altro singolo estratto dall’album, Der Sandmann, brano ispirato a un racconto gotico e fantastico del tedesco Hoffmann angosciante e perturbante. La musica si sposa perfettamente al tema: introdotta da un riff di basso martellante a cui si aggiungono solo in un secondo tempo chitarra e voce si presenta con un andamento inquietante, ma è anche uno degli episodi più riusciti dell’album, nel suo complesso eccellente.

Tracklist

  1. Lurine Rae
  2. Naos
  3. Iris
  4. Harrison Ford
  5. Ludwig
  6. Elaine
  7. Do Androids
  8. Mrs Darling
  9. Der Sandmann
  10. Lost children

 

8,2/10

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For every evil under the sun, there is a remedy, or there is none, If there be one, try and find it, If there be none, never mind it.

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