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(recensione): Pinned – A Place to bury strangers (Dead Oceans, 2018)

Pinned - A Place to Bury Strangers

Nuovo album per gli A place to bury strangers, band imprescindibile nel panorama shoegaze

 

Band newyorkese in attività dal 2003, gli A Place to bury strangers sono ormai giunti al loro quinto album in studio.

Pinned, disco pubblicato lo scorso 13 aprile, segna anche un momento di transizione per gli americani. A partire proprio dalla composizione del gruppo: il batterista Robi Gonzales, è stato infatti sostituito da Lia Braswell, scelta che, indubbiamente, ha contribuito al sound dell’album. Molti sono gli elementi di novità che ne ridefiniscono il tessuto musicale, che pure conserva le sonorità noise tipiche della band.

L’album si apre sulle note di Never Coming Back, primo singolo estratto, accompagnato da un video dai tratti surreali e interamente girato in bianco e nero. E’ anche un brano che mette in luce tutte le qualità della Braswell, che si mostra un elemento essenziale all’equilibrio del gruppo. La batteria martellante, infatti si sposa alla perfezione con i riff distorti delle chitarre di Dion Lunadon e Oliver Ackermann. L’esito è una traccia dai toni apocalittici, ingentilita e illuminata proprio dalla voce di Lia Braswell in una lunga cavalcata che ci porta fino al secondo brano, Execution. Episodio, se possibile, anche più angosciante del precedente, e che, soprattutto per la parte cantata ci rimanda nemmeno troppo velatamente alla new wave dei Joy Division e dei Bauhaus.

Secondo singolo estratto dall’album e secondo video, in questo caso incentrato sui toni accesi del rosso fuoco e del blu intenso, per There Only One of Us, brano anch’esso incentrato sul dialogo fra batteria e chitarra, raddoppiato dalle voci perfettamente complementari di Ackermann e Braswell. Un doppio confronto che puo’ essere considerato la vera novità e assieme il punto di forza di questo lavoro.

Numerosi sono gli episodi più che riusciti di quest’album, nel suo complesso eccellente.

Fra gli altri Frustated Operator dominato ancora una volta dall’intesa fra le voci di Ackermann e Braswell e puntellato da riverberi e distorsioni, e Look me in the Eye, scandito dalla batteria che gli conferisce un ritmo velocissimo.

Ma ci sono anche momenti più delicati e romatici, come nel caso di Was It Electric? , una sorta di ballata malinconica in cui le immancabili distorsioni stemperano una parte cantata presente solo in secondo piano.

Molte, come dicevamo, sono le allusioni alla new wave di Joy Division e Bauhaus: non sono da meno le due tracce che chiudono il lavoro, Attutude e Keep Moving On, brani che suggellano un album meno concitato che in passato, ma che ci pare essere uno dei migliori lavori pubblicati in questo primo quadrimestre del 2018.

Gli A Place to bury Strangers faranno tappa a Parigi a fine aprile. Non mancheremo di raccontarvi il loro live.

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8.8/10

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For every evil under the sun, there is a remedy, or there is none, If there be one, try and find it, If there be none, never mind it.

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