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(recensione): Evil Spirits – The Damned (Search & Destroy/Spinefarm, 2018)

Evil Spirits - The Damned

Nuovo album per un gruppo storico

 

I The Damned sono un gruppo storico nel senso stretto del termine. New Rose, singolo del loro debutto, nell’ormai lontano 1976, è infatti considerato il primo singolo punk mai pubblicato. Dal 1976, di acqua ne è passata sotto i ponti e i The Damned hanno attraversato 40 anni di carriera fra alti e bassi. Ma se è vero che la band negli anni 70 non ha avuto il riscontro di pubblico e la fama di altri esponenti del settore, oggi dimostra di essere ancora ben presente sulla scena musicale e, cosa ancora più importante, in ottima forma.

Evil Spirits è il loro undicesimo album in studio. Prodotto dallo storico produttore di David Bowie, Tony Visconti si presenta come un riassunto di un po’ tutti gli stili e i generi che sono il marchio di fabbrica della band, rinnovatasi nel corso dei decenni più di una volta, transitando dal punk, al gothic rock, alla musica psichedelica, al prog, fino ad approdare al pop più mainstream, spesso anticipando le mode e le tendenze della scena musicale brit ed europea.

L’album si apre con un pezzo di grande impatto. Standing of the Edge of Tomorrow è infatti una canzone incredibilmente potente che consente al lead singer Dave Vanian di dare prova delle proprie capacità vocali e alla chitarra di Captain Sensible di deliziarci con i suoi riff di chitarra.

Qualità anche più marcate nel brano successivo Devil in disguise, in cui a voce e chitarra fanno da contrappunto le tastiere di Monty Oxymoron, parte integrante della band solo dal 1996, dopo aver militato con Captain Sensible nel side project Dr. Spacetoad Experience.

We’re so nice, terza traccia, presenta delle nuances sixties, a conferma dell’assoluto eclettismo dell’album che attraversa generi differenti e anche contrastanti, ma tutti accomunati dall’inconfondibile stile The Damned.

Nuances sixties anche per Procastination, dominata in apertura dall’organo. Brano scritto proprio da Monty Oxymoron in collaborazione con Captain Sensible è un mélange perfettamente riuscito di due partiture pensate e scritte in origine in modo del tutto indipendente.

Fra i brani più riusciti dell’album non possiamo non citare le due tracce più goth: Shadow Evocation che brilla a metà disco e I don’t care, in chiusura, in cui la voce baritonale di Vanian si accompagna a chitarra, archi, fiati per un pezzo dall’arrangiamento estremamente interessante.

https://open.spotify.com/track/4fvnJpV9MFJofiO5ZKYTDp?si=jUXjTmuPRnqy3GhRwF2FBA

https://open.spotify.com/track/4fpZvprllbXq8pHAfitS5U?si=oQfIMhUMShmowlm9mUTvnA

La band, come dicevamo dimostra di essere in gran forma: del resto lo avevano dimostrato anche in versione live, lo scorso anno nel corso del Primavera Sound Festival, dove si sono dimostrati uno dei gruppi migliori della kermesse, nel corso di un indimenticabile esibizione a notte fonda.

Un ritorno graditissimo e riuscito.
8,2/10

Coeurs & Choeurs - de l'actualité indierock - Mariangela Macocco Mostra tutti

For every evil under the sun, there is a remedy, or there is none, If there be one, try and find it, If there be none, never mind it.

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