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(recensione): New Material -Preoccupations (Jagjaguwar, 2018)

Preoccupations - New Material ( Jagjaguwar, 2018)

Seconda prova in studio per i Preoccupations

 

New Material è il secondo e nuovissimo lavoro dei Preoccupations. E’ anche l’album, se cosi’ si puo’ dire delle conferme. La band che, con la pubblicazione dell’omonimo Preoccupations, aveva rotto con la precedente identità Vietcong, si ripresenta infatti oggi a pubblico e critica con la medesima formazione (un quartetto composto dal lead singer Matt Flegel, Scott Munro alla chitarra e sintetizzatori, Daniel Christiansen seconda chitarra e Mike Wallace alla batteria), con il medesimo nome e con dei brani che definiscono con sempre maggiore decisione le sonorità apertamente dark che da sempre sono la chiave di lettura del loro universo musicale.

Ancora una volta e sempre con maggiore evidenza sono quindi presenti i rifermenti palesi a tutte le band chiave dell’era new wave. A partire già dal brano di apertura Espionage, un mélange riuscito di Depeche Mode e Joy Division: un perfetto biglietto da visita e la perfetta introduzione per l’album. 8 brani per 36 minuti. Una sorta di manuale della new wave.

Il secondo brano Decompose ha invece un andamento alla Talking Heads. In una recente intervista rilasciata a Consequence of Sound, la band ha spiegato di voler conferire al pezzo delle nuance alla Bronski Beat. L’esito è straniante: potremmo dire che David Byrne incontra Jimmy Sommerville, il tutto cadenzato da una sezione ritmica che pare rubata a Smalltown Boy.

Disarray è il brano più vicino all’universo Joy Division, anche e soprattutto per il testo che viene ossessivamente cantato da Flegel.

E’ accompagnato da un video tanto semplice quanto angosciante, mélange di immagini reali e animazione, in cui il protagonista che si muove su uno sfondo solitario intona i versi : Holding you up to the test of time /It’s easy to see why everything you’ve ever been told is a lie/ Removed from empty rooms.

Continuità ma anche assenza di vera sperimentazione per i Preoccupations

L’album è estreamamente ben fatto. Tutte le canzoni, cosi’ come era accaduto con il precedente disco Preoccupations, sono costruite con dovizia di particolari, hanno un suono eccellente e si lasciano ascoltare con grande piacere.

I rimandi ai maestri del passato sono tutti espliciti e non si tratta mai di una mera riproduzione pedissequa ma piuttosto di una piacevole rivisitazione. E’ anche questo il vero punto debole e la pecca che possiamo trovare al lavoro che pare a tratti un esercizio di stile, sebbene perfettamente riuscito.

Fra i brani più belli Manipulation dal fraseggio ipnotico e Compliance, alla fine, pezzo solo strumentale, in cui i riff di chitarra distorti, la batteria e i sintetizzatori dialogano fino a creare un tessuto sonoro al cardiopalma.

Un disco che comunque merita una notazione decisamente positiva.
7.8/10

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For every evil under the sun, there is a remedy, or there is none, If there be one, try and find it, If there be none, never mind it.

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