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(recensione): Virtue – The Voidz (Cult Records, 2018)

Virtue - The Voidz (Cult Records, 2018)

Sperimentazione e impegno politico per il secondo lavoro dei Voidz di Julian Casablancas

 

Seconda prova senza gli Strokes per Julian Casablancas. Per l’occasione, e per sottolineare una volta di più l’assenza di ogni forma di divismo e personalismo da parte del lead singer, l’album è stato pubblicato sotto il più neutro nome The Voidz. Scelta spiegata dal gruppo nel corso di una recente intervista rilasciata a Billboard
Intervista nel corso della quale Casablancas non ha lesinato pareri e giudizi e ha raccontato con grande onestà del suo difficile rapporto con lo status di rockstar e del suo sempre piu’ importante impegno politico.

Virtue, album atteso con la stessa impazienza da pubblico e critica, è un lavoro estremamente interessante che colloca i The Voidz in un universo musicale sempre più lontano dal garage rock versione NYC degli Strokes. Sono 15 le tracce che si dipanano per una durata di circa un’ora.

Virtue, conserva per certi versi le sonorità sporche e distorte già presenti in Tyranny, prima prova della band, album passato un poco in sordina ma che già presentava importanti aperture e sperimentazioni, lontane da una certa patina superficiale presente in alcune prove degli Strokes, specialmente dopo il grande e inaspettato successo del debutto.

ALieNNation, uno dei primi singoli estratti dall’album è un bell’esempio di questo percorso intrapreso. La voce di Julian, così come già in molti episodi di Tyranny, emerge da un complicato tessuto sonoro, distorta e amplificata, in quello che è uno dei momenti più interessanti dell’album.

Ben diverso il caso del primo singolo pubblicato Leave It in iy Dreams, classico brano indie dalle nuances psichedeliche che, in prima battuta aveva illuso i fan degli Strokes di una certa linea di continutà con la prima band di Julian.

Che non sia questo il caso è dimostrato dal brano che segue QYURRYUS, traccia claustrofobica: la voce di Julian è distorta e modificata grazie a un massiccio uso dell’autotune, presente un po’ ovunque nell’album ma in questo brano in modo ancora più evidente.

Fra i momenti più interessanti dell’album Permanent High School e My Friend The Walls che si segnalano per l’originalità e la potenza dell’intreccio sonoro, a testimonianza della continua ricerca e degli sforzi messi in atto dalla band per non cadere in una sorta di routine musicale.

Altri episodi sono stranianti, come nel caso di All Wordz Are Made Up che ha nuances marcatamente anni 80 e che a tratti sambra riportarci a certi lavori della Motown o la Dylaniana Think Before You Drink, in versione quasi acustica e dominata da voce e chitarra.

Nel complesso un lavoro interessante e riuscito per Casablancas che vede il proprio coraggio constantemente ripagato.

8/10

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For every evil under the sun, there is a remedy, or there is none, If there be one, try and find it, If there be none, never mind it.

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