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(recensione): Violence – Editors (Pias, 2018)

 

La svolta elettronica degli Editors

Descritto dal lead singer Tom Smith come brutale nel corso di una recente intervista, l’ultimo e sesto album in studio degli Editors, Violence, recentemente pubblicato, appare invece piuttosto come un sicuro approdo della band inglese a nuances più marcatamente elettroniche.

Nove brani per la durata complessiva di una quarantina di minuti. Il nuovo lavoro appare allontanarsi una volta per tutte dalle sonorità nu-nu wave degli esordi, per assumere delle venature ben più leggere, luminose e decisamente pop.

Il tutto nonostante la voluta drammaticità implicita nei titoli e nei testi delle canzoni, con un esito un po’ straniante per chi si metta all’ascolto.

Il primo singolo pubblicato estratto dall’album è Magazine, accompagnato da un video patinato e glamourous nel quale risuonano evidenti le sonorità à la Blanck Mass, aka Benjamin John Power, musicista elettronico ben noto sulla scena inglese, la cui presenza risulta essenziale nell’economia di questo lavoro.

Non è da meno Violence, brano che dà il titolo all’album, dalle sonorità squisitamente elettroniche in cui emergono qua e là potenti riff di chitarra.

L’addio alla New Wave

“Baby we’re nothing but violence/Desperate, so desperate and fearless/Mess me around ‘til my heart breaks/I just need to feel it/Baby we’re nothing but violence/Desperate, so desperate and fearless/Desperate and fearless”, canta Tom Smith e, nonostante il testo resti nei paraggi della grande angoscia, pare davvero che il cordone ombelicale con la new wave e i Joy Division sia stato spezzato per sempre.

Ma non c’è solo musica elettronica. Accanto ad essa, infatti c’è anche spazio per ballate di grande bellezza e suggestione come No Sound but the Wind, brano non originale, già suonato in varie circostanze in concerto e inserito in una raccolta di inediti, ma mai registrato con tutti i crismi e quindi finalmente inserito in un album.

Risulta difficile dare un giudizio definitivo su questo lavoro. Se, da un lato, infatti, si lascia ascoltare con grande interesse, dall’altro sconta una a tratti eccessiva leggerezza. Poche le tracce indimenticabili e le sonorità elettroniche che attraversano tutto il lavoro appaiono sovente ridondanti.

Hallelujah (So Low), altro singolo estratto prima della pubblicazione dell’album, pare anche essere uno degli episodi migliori. Meno evidenti le nuances elettroniche e il fil rouge con le origini pare non essere stato ancora interrotto.

L’esito finale, se certo non fa gridare al capolavoro, arriva comunque alla piena sufficienza.

Impegnati in una lunga tournée europea da qui a fine ottobre, gli Editors toccheranno fra qualche giorno anche la Francia e l’Italia.
7.2/10

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For every evil under the sun, there is a remedy, or there is none, If there be one, try and find it, If there be none, never mind it.

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